{"id":2104,"date":"2019-01-10T13:43:51","date_gmt":"2019-01-10T12:43:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.csaexemerson.it\/?page_id=2104"},"modified":"2023-03-20T22:03:46","modified_gmt":"2023-03-20T21:03:46","slug":"nema-museo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/csaexemerson.org\/index.php\/nema-museo\/","title":{"rendered":"NEMA &#8211; Museo"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\" style=\"text-align:center\">NEMA \u2013 Next Emerson Museo Autogestito<\/h3>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" style=\"text-align:center\"><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/nema.noblogs.org\/\" target=\"_blank\">https:\/\/nema.noblogs.org\/<\/a><\/h3>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"556\" height=\"612\" src=\"https:\/\/new.csaexemerson.org\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/logoNEMA.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2564\" srcset=\"https:\/\/csaexemerson.org\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/logoNEMA.png 556w, https:\/\/csaexemerson.org\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/logoNEMA-273x300.png 273w\" sizes=\"auto, (max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/figure>\n\n<div align=\"center\">\n<div align=\"left\">\n<h2>Il\u00a0muro<\/h2>\n<p>Un muro \u00e8 un muro, e tale rimane, ma la forza espressiva di una parete resa tela \u00e8 qualcosa di difficilmente predicibile. L\u2019essere umano \u00e8 un buffo animale che macina simboli, fortemente determinato dalla societ\u00e0 e dall\u2019ambiente in cui vive. Ma entrambe le cose, a loro volta, vengono influenzate dalla forza dei simboli macinati dall\u2019animale: \u00e8 un circolo, qualche volta vizioso. L\u2019arte, in quanto \u201ccultura\u201d, \u00e8 nello specifico una delle pi\u00f9 potenti macinatrici di materiale simbolico.<br \/>Domandiamoci ora: cosa significano o potrebbero rappresentare le pareti fatte tela di una fabbrica dismessa? La risposta dipende dal contesto socio-culturale in cui si trovano inserite\u2026<\/p>\n<h2>Il\u00a0nEXt\u00a0Emerson<\/h2>\n<p>\u2026 Il nEXt Emerson \u00e8 un centro sociale occupato da 12 anni, un esempio di recupero di un\u2019area dismessa, su cui il mercato immobiliare avrebbe voluto edificare villette in una zona di pregio, e sul quale \u00e8 stato possibile invece realizzare un esperimento di autogestione che ha ridato una valenza sociale e politica a quei luoghi abbandonati dalla produzione. Il termine politico va inteso nel senso pi\u00f9 ampio del termine, come volont\u00e0 di prendersi cura della polis, del contesto urbano nel quale lo spazio \u00e8 inserito. La sudditanza al mercato non permette spesso di effettuare le scelte giuste, ma solo quelle economicamente convenienti, presentate come le sole possibili, le uniche razionali. Noi abbiamo cercato di fare scelte coerenti sulla base di considerazioni etiche piuttosto che dettate dai deliri del mercato immobiliare, della finanza, degli interessi economici, della real politik dell\u2019industria del mattone, delle etichette e agenzie musicali, delle grandi case editrici, della predominante arte alta dei circuiti artistici istituzionali, degli imperi delle palestre stellate. Negli anni abbiamo costruito uno spazio pubblico, anche attraverso l\u2019accettazione della fatica e delle difficolt\u00e0 che i percorsi di autogestione comportano, un luogo partecipato, pensato e mantenuto in vita dal sudore e dall\u2019impegno delle persone che ne fruiscono, non solo perch\u00e9 offre dei servizi alla comunit\u00e0. Il concetto di partecipazione \u00e8 per noi fondante dell\u2019idea di spazio pubblico. Non si tratta di predisporre un luogo di solo attraversamento, ma far s\u00ec che lo spazio sia veramente sentito instaurando un rapporto di (ri)costruzione comune.<\/p>\n<h2>I\u00a0muri\u00a0del\u00a0nEXt\u00a0Emerson<\/h2>\n<p>I muri del nEXt Emerson vorrebbero essere un esempio di questo sentire, della costruzione di qualcosa di diverso rispetto ad un ambiguo non luogo deputato al consumo. Non pensiamo infatti esista la neutralit\u00e0, nel costruire uno spazio pubblico necessariamente dovr\u00e0 emergere una visione del mondo, ci siamo cos\u00ec posti in antagonismo al mercato del consumo artistico e sociale ponendoci in una direzione esplicita di \u201ccontrocultura\u201d. Viviamo in anni decisamente bui immersi all\u2019interno di un potente caos informativo in gran parte teso a veicolare una sorta di pentacolo di concetti malsani: puntare il dito contro i pi\u00f9 deboli, alimentare rancore, produrre e sfruttare la disperazione, mantenere un clima di continua tensione e paura, e in ultimo rifiutare la complessit\u00e0 del reale producendo semplificazioni basate sui quattro concetti precedenti.<\/p>\n<p>A questa preoccupante liturgia professata con ogni media necessario, vorremmo sostituire una comunicazione in grado di veicolare concetti diversi: solidariet\u00e0, mutuo appoggio, inseriti in una visione del mondo antifascista, antirazzista, antisessista, in cui l\u2019autogestione sia mezzo di maturazione e crescita collettiva, che non abdichi alla complessit\u00e0 del reale, ma sappia confrontarvisi.<br \/>Vogliamo poter costruire i nostri simboli e non esser costretti a fruire quelli dettati dall\u2019alto, scegliendo di rappresentare ed esplicitare visivamente le nostre iconografie e le nostre idee sui muri che ci accompagnano e tengono in piedi giorno dopo giorno il centro sociale.<\/p>\n<h2>La\u00a0proposta<\/h2>\n<p>La nostra proposta nel concreto vorrebbe essere una chiamata ai pennelli e alle bombolette per trasformare i muri interni e esterni dell\u2019nEXt Emerson in un\u2019esposizione permanente di opere che riflettano la sensibilit\u00e0 delineata sopra, legando fortemente l\u2019espressione artistica alle tematiche politiche e sociali: si tratta di pi\u00f9 di 2000 metri quadri di spazio. La sistemazione dell\u2019area esterna con potature e organizzazione della vegetazione, contribuiranno a rendere ben visibili le vecchie e nuove creazioni al quartiere e a chi vorr\u00e0 passeggiare all\u2019esterno del centro sociale nelle giornate di apertura, o all\u2019occasionale passante in via di Bellagio. La presenza pervasiva di tante opere vorrebbe essere un modo per accrescererne il potenziale comunicativo, una sorta di diapason pittorico.<\/p>\n<p>In pratica: abbiamo iniziato a fotografare e catalogare quanto gi\u00e0 presente all\u2019interno e all\u2019esterno del posto, per archiviarlo in un blog dedicato. Il percorso espositivo potrebbe avere un\u2019appendice informatica che aiuti a seguirlo o permetta di approfondire e ampliare le tematiche affrontate, accompagnato magari da didascalie parlanti apposte sui pezzi e visite guidate ad hoc per rendere fruibile il pi\u00f9 possibile, soprattutto all\u2019esterno, la specifica ricchezza artistica del posto.<\/p>\n<p>Se ti piace la proposta, ne condividi lo spirito e vuoi dare un contributo puoi contattarci alla<br \/>mail<\/p>\n<p><strong><em>assemblea @ csaexemerson.it<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Se vuoi visitare gli spazi a disposizione puoi venirci a trovare direttamente al nEXt Emerson in uno degli orari di apertura o durante un\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Noi possiamo offrire ospitalit\u00e0 per il tempo necessario al completamento dell\u2019opera all\u2019interno del centro sociale, possiamo fornirti o ripagarti colori e materiale vario, non possiamo darti denaro in cambio della tua opera: nessuno di noi \u00e8 pagato per quanto investe nel progetto nEXt Emerson, siamo tutt* volontar*, tutti i soldi delle sottoscrizioni sono reinvestiti nel posto: per ristrutturarlo, mantenerlo, svolgere al meglio e moltiplicare le gi\u00e0 numerose attivit\u00e0 presenti al proprio interno.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NEMA \u2013 Next Emerson Museo Autogestito https:\/\/nema.noblogs.org\/ Il\u00a0muro Un muro \u00e8 un muro, e tale rimane, ma la forza espressiva di una parete resa tela \u00e8 qualcosa di difficilmente predicibile. 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